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Cultura e spettacoli | 12 maggio 2026, 15:47

Notre-Dame de Paris torna a Genova: 25 anni di un capolavoro senza tempo

Dal 1° al 5 luglio il Teatro Carlo Felice ospita la grande comédie musicale di Riccardo Cocciante. Sul palco i nomi che hanno fatto la storia del capolavoro come Gio’ di Tonno e talenti nuovi come la ligure Camilla Rinaldi

Notre-Dame de Paris torna a Genova: 25 anni di un capolavoro senza tempo

Sono passati venticinque anni da quando, per la prima volta a Genova, le note de ‘Il tempo delle Cattedrali’ risuonavano in un teatro Carlo Felice stracolmo.

Un quarto di secolo che ha lasciato intatta, anzi, forse se possibile ancora più esaltato, la magia di Notre Dame de Paris, il capolavoro firmato da Riccardo Cocciante e David Zard e basato sull’omonimo romanzo di Victor Hugo. Uno spettacolo perfetto nel messaggio, nelle emozioni, nella sua costruzione che, ancora oggi, a distanza di un quarto di secolo, continua a muovere gli animi di chi lo osserva.

Quello stesso spettacolo torna all’ombra della Lanterna, dall’1 al 5 luglio 2026, nell’ambito del nuovo tour che ha preso il via lo scorso 26 febbraio a Milano e che conterà circa duecento appuntamenti in tutta Italia. Un ritorno speciale, che coincide con il 25° anniversario dello spettacolo in Italia: nove tournée e ora una nuova edizione che si preannuncia ancora più attesa delle precedenti.

La presentazione si è tenuta al Caffè del Teatro, alla presenza del Sovrintendente Michele Galli, del Direttore Artistico del Carlo Felice Federico Pupo, dell'Assessore Regionale alla Cultura Simona Ferro e della Consigliera Comunale Donatella Alfonso. Un'occasione per celebrare non solo un anniversario, ma anche una scelta precisa del teatro genovese: aprirsi a generi e linguaggi diversi dalla tradizione lirica e sinfonica.

“Il teatro è il tempio della lirica e della musica, ma non ha pareti sui generi” ha esordito il maestro Pupo,  ricordando come il palco del teatro Carlo Felice sia un luogo adatto anche per le condizioni tecniche che sa garantire a questo tipo di spettacolo.

Entusiasta anche l’Assessore Simona Ferro, che ha confessato di aver già visto lo spettacolo tre volte e di possedere persino il DVD dell'opera: "È una produzione che unisce grandi interpretazioni canore a coreografie meravigliose, e affronta temi profondissimi come l'emarginazione, la voglia di essere amati e l'accettazione delle diversità”.

La Consigliera Alfonso ha inquadrato l'evento in una riflessione più ampia sul ruolo del teatro in città: “Il teatro deve aprirsi. Non dobbiamo parlare soltanto di opera lirica o di grande stagione sinfonica. Il Carlo Felice è uno dei più bei teatri d'Europa e merita di essere aperto a tutte le attività espressive”. Alfonso, che era presente alla prima genovese nel 2002, ha definito Notre-Dame de Paris un'opera pop nata da "uno dei romanzi più belli dell’Ottocento", auspicando che lo spettacolo possa spingere qualcuno a riscoprire anche il libro di Hugo.

È difficile separare Notre-Dame de Paris dalla figura di Gio' Di Tonno, che interpreta Quasimodo fin dagli esordi italiani dello spettacolo. Venticinque anni, migliaia di repliche, eppure ogni sera il sipario si alza come se fosse la prima volta.

“Non voglio essere troppo banale e”, ha ammesso con rara franchezza. “Ho detto: ancora Notre-Dame. Perché ogni volta che finisco un tour sei totalmente stanco e consumato dalle tante repliche". Poi, però, è salito sul palco: “È scoppiato l'amore come sempre, che non è mai venuto a meno”.

Il segreto di una longevità così straordinaria? Per Di Tonno risiede in un equilibrio raro tra spettacolo e pubblico: “Sappiamo che questo spettacolo è tanto amato, e noi stessi lo amiamo. Siamo entrati nella storia con qualcosa che ha conquistato tutti noi per primi”. Quest'anno, racconta, i numeri sembrano ancora più forti rispetto a tre anni fa, e dal palco si vedono sempre più giovani in platea: “Questa cosa che si tramanda è ancora più bella. Vuol dire che c'è l'esigenza di nutrirsi di qualcosa di bello, che ti appaghi lo spirito”.

Un aspetto lo sorprende piacevolmente: il rischio che il tempo logorasse il ricordo dello spettacolo nell'immaginario del pubblico sembra scongiurato. “Alcuni mi scrivono: Madonna, ma come siete migliorati. Ci trovano ancora credibili nei nostri panni”. E poi c'è la musica: “Riccardo ha scritto un capolavoro. È caratterizzato da una scelta armonica e melodica ben precisa. Invito quei pochi in Italia che non l'hanno ancora visto a farlo”.

Di Tonno non si è sottratto neppure a una riflessione più scomoda, quella sulla condizione del settore: “Il teatro è uno dei settori che soffre. Quando bisogna tagliare, si taglia il teatro, si taglia il FUS. Ce l'ha dimostrato anche il Covid: siamo stati gli ultimi della fila”. Un appello a investire nella cultura, detto senza retorica ma con la chiarezza di chi vive di palcoscenico da trent'anni.

Tra le sorprese di questo tour dei venticinque anni dello spettacolo, c’è una giovane protagonista che porta con sé un legame speciale con il territorio: Camilla Rinaldi, nata a Sarzana, cresciuta artisticamente in Liguria prima di spostarsi per completare la sua formazione in danza, canto e recitazione.

In questo spettacolo Camilla ricopre un doppio ruolo, interpretando sia Fiordaliso, la fidanzata aristocratica del soldato Febo, sia Esmeralda, la gitana che combatte per il suo popolo e per i suoi ideali. Due personaggi agli antipodi, che richiedono un cambio di registro anche fisico, anche nella camminata: “Trovare il mio modo di interpretarli, spero al meglio, è stato un percorso replica dopo replica”.

Se dovesse scegliere il ruolo più vicino a sé, Camilla non ha dubbi: “Sono più vicina a Fiordaliso, perché ho studiato tanti anni di danza classica e lei è una ragazza molto elegante, nobile nei modi”. Esmeralda, invece, è "più divertente e più difficile”, una sfida che ha imparato ad amare.

Sul piano dei temi, Camilla riflette sull'attualità dei personaggi che porta in scena: “Fiordaliso si trova in una situazione in cui non può uscire, obbligata a un matrimonio combinato dalle famiglie. Ci sono ancora culture in cui è così”. E Esmeralda, dall'altra parte, rappresenta chi lotta senza sosta per essere accettato. “La diversità non deve essere vista come un problema, ma come qualcosa da ricercare quasi. In tutta l'opera ci sono messaggi attuali al cento per cento”.

Ma è quando parla di Genova che la voce di Camilla evidenzia l’emozione e l’attesa di questa replica: “La prima volta che ho visto Notre-Dame dal vivo ero una bambina, ed era proprio qui, al Teatro Carlo Felice. Tornare su questo palco, al fianco di coloro che avevo applaudito, è emozionante in un modo che non riesco nemmeno a descrivere del tutto”.

Un cerchio che si chiude, o forse si apre di nuovo. Notre-Dame de Paris torna a Genova con la stessa storia di sempre, Quasimodo, Esmeralda, le campane di Parigi, ma con qualcosa di nuovo: una ragazza di Sarzana che, da bambina, era seduta in quella platea, e adesso è sul palco.

Isabella Rizzitano

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