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Sanità | 15 giugno 2026, 11:36

Sanità, al via il forum G19+2. Bucci e Nicolò compatti nelle richieste al ministro Schillaci: "Più risorse reali in Liguria, la riforma dei medici di base è epocale"

In corso ai Magazzini del Cotone la due giorni sul futuro del SSN. Bucci difende la svolta epocale sulla medicina generale: "Il percorso sia pure graduale, ma bisogna cominciare". L'assessore alla Sanità: "Liguria terra più vecchia d’Europa, pretendiamo investimenti"

È partita questa mattina, ai Magazzini del Cotone al Porto Antico, la due giorni del "G19+2 Sanità - Regioni a confronto", il forum nazionale che trasforma il capoluogo ligure nel cuore del dibattito sul futuro del Servizio Sanitario Nazionale, proprio nei mesi decisivi per la messa a terra del PNRR, della sanità digitale e della cybersecurity. I lavori, che si concluderanno domani 16 giugno, si sono aperti alla presenza del Ministro della Salute, Orazio Schillaci.

Nel pomeriggio si riunirà, su invito della Regione Liguria, la Commissione Sanità della Conferenza delle Regioni per redigere un documento di raccomandazioni condivise. Ma i riflettori della mattinata sono tutti per i padroni di casa: il Presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, e l’Assessore regionale alla Sanità, Massimo Nicolò, che hanno tracciato le linee programmatiche e le richieste della Liguria sul tavolo del Governo.

Il Presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, ha espresso un forte e chiaro endorsement alla linea del Ministro della Salute, rilanciando la necessità di una vera e propria rivoluzione strutturale per i medici di medicina generale, pur riconoscendo la complessità del percorso parlamentare.

"È da tanto che parliamo col ministro – ha esordito Marco Bucci –. Abbiamo apprezzato molto i suoi commenti sul fatto che abbiamo fatto un buon lavoro sulle Case di comunità e sulle liste d'attesa. Dobbiamo continuare su questa strada perché ovviamente tutto va migliorato. Io sono molto favorevole alla sua riforma per quanto riguarda i medici di base e chiederò al ministro di continuare, perché questa è una riforma epocale, un grosso cambiamento. Siamo assolutamente d'accordo che non si fa in un giorno, ma qualcuno deve cominciare, e se le cose non si cominciano poi dopo nemmeno si finiscono. Quindi per me, per noi, e non solo io, direi quasi tutte le Regioni d'Italia, sono assolutamente favorevoli alla sua riforma e vogliamo che si vada avanti. Tenete presente che non c'è nulla di male: cioè, se un chirurgo è un dipendente della sanità pubblica, c'è un motivo per cui un medico di medicina generale non lo debba essere?"

Rispetto alle prudenze e alle frenate registrate in sede parlamentare e nella stessa maggioranza di governo, Bucci ha mostrato il suo consueto pragmatismo: "Per adesso diciamo che io non ho ben capito, sinceramente. Poi sapete che io non sono un fanatico di queste cose, però penso che sia una delle cose importanti da fare, quindi ci tiriamo su le maniche e lavoreremo perché questo debba essere fatto. Poi può essere anche graduale la cosa, non è che debba essere tutta quanta ex abrupto dal giorno alla notte: si possono fare cose graduali con i più giovani, dando dei part-time, diciamo un po' come professionista e un po' come dipendente, si possono fare tante cose. L'essenziale è che si cominci a camminare su questo percorso, perché questo è un percorso che poi ci porta ad avere una migliore sanità territoriale. Oggi direi che la sanità ospedaliera funziona e funziona bene, dobbiamo migliorare la sanità territoriale, che è tutto il lavoro che noi stiamo facendo".

Infine, sul tema cruciale del Fondo Sanitario Nazionale: "Chiederemo un aumento del fondo sanitario, perché ovviamente più finanziamenti ci sono e meglio è. E io non chiedo l'aumento in percentuale, io chiedo l'aumento in euro secchi, cioè voglio dire che a noi interessano gli euro, non interessano le percentuali. A me può essere il 6,5, può essere il 7, può essere il 9: questo dipenderà da come vuole gestire il governo. A noi interessa che ci sia un aumento in termini di euro, e questo è quello che conta".

Sulla stessa lunghezza d'onda l'Assessore alla Sanità Massimo Nicolò, che ha rimarcato l'importanza del summit genovese come piazza d'ascolto per i nuovi bisogni dei cittadini, difendendo con forza l'operato della sanità territoriale ligure. "Oggi e domani si tiene qui a Genova ai Magazzini del Cotone un importante convegno di respiro nazionale - ha spiegato - quindi non sono soltanto tematiche sanitarie di Regione Liguria. Per questo motivo viene il ministro Schillaci, che ringrazio. Saranno presenti tutti gli stakeholder e le istituzioni, le direzioni generali sanitarie delle aziende nostre liguri, ma anche delle altre aziende. Oggi pomeriggio terremo la commissione Salute della conferenza delle regioni. Le tematiche che verranno affrontate oggi riguardano certamente la medicina territoriale, che sta diventando sempre più importante e strategica, ma anche il problema dei farmaci, l'intelligenza artificiale... insomma cercheremo di fare il punto a 360 gradi su tutte le tematiche sanitarie e sociali".

Alla domanda su cosa chiederà nello specifico a Schillaci, l'assessore ha puntato sulla centralità del rapporto con il cittadino: "Io credo che in un momento come questo, dove la sanità è in un profondo cambiamento, non è più la sanità di qualche anno fa. Oggi i cittadini ci chiedono sempre più spesso cose che fino a qualche anno fa non ci venivano chieste, quindi credo che si debba avere un po' più di attenzione ai loro bisogni: un momento di ascolto da parte dei cittadini e delle istituzioni. Credo che questa sia la tematica più importante. Il ministro in questo è sempre coinvolto perché chiaramente le tematiche sul territorio sono all'ordine del giorno nell'agenda del ministro e del governo. Sono convinto che tutti insieme riusciremo da qui in avanti a portare una risposta certa e concreta a tutte le persone".

Nicolò ha poi rivendicato la solidità del "Modello Liguria" respingendo le critiche sulle Case di Comunità: "Noi come Liguria non abbiamo da insegnare niente a nessuno, perché anche le altre regioni sono ben attrezzate. Quello che noi possiamo portare è la nostra esperienza in tema, e nuovamente ritorno, di medicina del territorio. Il modello Liguria sulle Case delle comunità e sugli Ospedali della comunità sta funzionando. I medici di medicina generale sono presenti nelle case della comunità e questo è un dato di fatto. Le Case della comunità quindi non sono, come molti dicono, scatole vuote, ma sono strutture, piastre ambulatoriali all'interno delle quali ci sono, oltre a tutti gli specialisti ambulatoriali, i professionisti sanitari e gli infermieri, ci sono i medici di famiglia che prestano il loro servizio come è previsto dalle norme".

Infine, l'assessore ha affrontato il nodo della carenza nazionale dei medici di famiglia, lanciando una proposta precisa, per poi concludere con una richiesta perentoria sui fondi destinati alla Liguria legati all'indice demografico: "Il tema della mancanza dei medici di famiglia è un tema non soltanto ligure, ma ovviamente nazionale. Noi stiamo cercando di fare delle proposte ai sindacati della medicina generale. Io credo che la cosa più importante oggi per i medici di medicina generale sia quella di istituire la scuola di specialità per la medicina generale, perché quella è la cartina di tornasole che può consentire una valorizzazione del medico di medicina generale che altrimenti adesso passa un corso triennale che però non ha un riconoscimento formale dall'università".

"Se chiederemo l'aumento della quota del fondo sanitario nazionale per la Liguria? Questo sicuramente noi lo chiediamo e lo pretendiamo, perché la Liguria è una terra di longevità. Io l'ho sempre detto: è una terra dove c'è una quota di ultra 65enni, ma anche oltre i 75 anni, che è la più alta di tutta l'Italia e di tutta l'Europa. Questo comporta ovviamente un aumento dei costi, un aumento delle spese per consentire alle persone longeve di vivere la loro vita con un'alta qualità, e non soltanto invecchiare con una bassa qualità di vita. Per fare questo, però, ci vogliono risorse e noi queste le pretendiamo".

Chiara Orsetti

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