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Attualità | 23 gennaio 2019, 18:00

Antonio Ornano: “Scrivo quello che fa ridere me: mi piace squarciare l’ipocrisia e mettermi a nudo”

L'intervista, molto poco seria, a uno strepitoso Antonio Ornano, che dice, come Folco Maria Brandauer: "La Voce di Genova è un giornale straordinario" (VIDEO)

Antonio Ornano: “Scrivo quello che fa ridere me: mi piace squarciare l’ipocrisia e mettermi a nudo”

Lo vediamo alla domenica pomeriggio a “Quelli che il calcio”, mentre si sdoppia trasformandosi in Adalberto Prunes e Folco Maria Brandauer, e al giovedì sera a “Mai dire Talk”, dove, tra un appello alla Marcuzzi per andare all’”Isola dei Famosi” e un richiamo all’ornitologia, ci fa morire dalle risate con le sue vicende famigliari.

Si tratta di Antonio Ornano, uno dei comici più irriverenti della scena, che proviene dalla scuola genovese (non a caso lo abbiamo incontrato nel teatro del Beautiful Loser, dove si esibiscono i nuovi monologhisti nella “Grande notte dei Loser” di Matteo Monforte) e che da anni, ormai, è protagonista di famosissimi spettacoli televisivi (è partito da Zelig con l’ornitologo Stefano Tomaselli), mentre i suoi monologhi a teatro, “Horny: Crostatina stand up vol.2” e “Non c’è mai pace tra gli ulivi”, fanno sold out in tutti i teatri italiani.

Il suo successo? “Scrivo quello che prima di tutto fa ridere me. Mi piace squarciare l’ipocrisia, il tipo di comicità che mette a nudo il re. Nei miei monologhi metto a nudo me stesso e poi mi piace conoscere le persone, vederne le fragilità e le storture”.

E calandosi nei panni dello storyteller Folco Maria Brandauer, dice del nostro giornale: “La Voce di Genova è un giornale straordinario, che mantiene quella fibra morale caratteristica delle grandi riviste di un tempo, quelle che ti scaldavano il cuore e l’anima, e ti facevano sentire un bambino, ma orientato al futuro”.

 

Medea Garrone

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