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Politica | 29 giugno 2020, 16:25

Sestri: il punto di primo intervento dell’ospedale Micone riapre il 2 luglio, ma per 12 ore anziché 24

Il reparto non tornerà agli orari ante lockdown: in Consiglio comunale Enrico Pignone ne ha chiesto le ragioni alla Giunta che però ha dato una risposta poco convincente

Sestri: il punto di primo intervento dell’ospedale Micone riapre il 2 luglio, ma per 12 ore anziché 24

Il punto di primo intervento presso l’ospedale Padre Antero Micone di Sestri Ponente si appresta ad essere riaperto: la data comunicata dall’Asl3 è quella del 2 luglio, il problema è che dalle ventiquattr’ore su ventiquattro si passerà alle dodici ore. Il servizio quindi viene reintrodotto ma in sostanza dimezzato rispetto a prima, ovvero rispetto a quando esplose l’emergenza sanitaria; e si tratta di una pessima notizia sia per la delegazione che un po’ per tutto il Ponente genovese.

Come mai questo taglio di orario? Quali conseguenze comporterà? La prima, chiara a tutti, è che ci sarà un nuovo sovraffollamento del Pronto soccorso di Villa Scassi a Sampierdarena, ma resta da capire quali strategie siano state adottate nel decidere questa contrazione del servizio. Dell’argomento s’è parlato ieri in Consiglio comunale in occasione dell’interrogazione a risposta immediata (ex articolo 54) che è stata presentata dal consigliere Enrico Pignone (Lista Crivello): “Ci sono questioni - ha detto Pignone - legate alla riapertura del punto di primo soccorso di Sestri Ponente: l’orario passerà dalle ventiquattro ore al giorno alle dodici ore al giorno e questo non farà altro se non aumentare i disagi di una vasta fascia di popolazione andando a sovraccaricare le altre strutture, chiedo informazioni in merito e come mai non s’è potuto ripristinare l’orario ante-lockdown”.

Per la Giunta comunale ha risposto, in sostituzione dell’assessore con delega alla Politiche sociali, Francesca Fassio, l’assessore con delega al Personale Giorgio Viale: “Il punto di primo intervento presso l’ospedale Padre Antero Micone riaprirà il 2 luglio, nel frattempo sono ripartiti i seguenti reparti: medicina generale, cardiologia, oculistica, otorinolaringoiatria, oncologia, chirurgia ortopedica, day hospital neurologico, radiologia, analisi, servizio psichiatrico di cura e riabilitazione e laser; tutti gli accessi vengono svolti in sicurezza e con un punto di controllo situato presso la portineria centrale”. Pignone ha ribattuto: “Ma occorre fare ulteriori pressioni sugli organi competenti, per far tornare il servizio esattamente com’era prima”. Quindi, l’impegno richiesto al comune di Genova è quello di interpellare, in questo senso, la Regione Liguria e Alisa. Anche perché non è la prima volta, purtroppo, che sull’ospedale di Sestri Ponente si addensano nubi.

Nei giorni scorsi la maggioranza in Consiglio comunale non ha votato una mozione presentata dalla minoranza dove si chiedeva per l’appunto alla Giunta di pretendere chiarezza sul futuro del nosocomio ponentino sia dall’assessora regionale alla Sanità Sonia Viale che dal presidente regionale Giovanni Toti. A dare battaglia in questo senso è stata, tra i primi, la consigliera municipale del VI Medio Ponente Sara Tassara (Gruppo Misto): “Abbiamo presentato un’interpellanza al sindaco - spiegava lo scorso 14 maggio - per conoscere le sorti dell’ospedale di Sestri, auspicando un ritorno alla piena attività, passata l’emergenza covid, e un potenziamento di alcuni reparti di eccellenza. Crediamo sia fondamentale un ritorno alla piena funzionalità di un presidio sanitario fondamentale per il nostro territorio, che potrebbe peraltro sgravare l’Ospedale Villa Scassi, messo a durissima prova da questa emergenza”.

Secondo Tassara “se l’indirizzo dell’Asl fosse anche stato positivo, cosa che forse scopriremo solo se la nostra interpellanza riceverà risposta, sicuramente il ‘democratico’ commissariamento delle Asl in favore di Alisa, rende il futuro del nostro ospedale nebuloso e decisamente non roseo. Questo commissariamento è infatti propedeutico al destino della sanità nei territori, ed esautorare le Asl in questo momento non fa presagire nulla di buono per i servizi territoriali della sanità pubblica. In tutto questo, stupisce il voto contrario della Lega, che del resto già in passato si era sperticata in elogi dell’ormai trapassato progetto dell’ospedale di Erzelli: la sanità pubblica non è certo nelle corde della Lega, che non si è smentita nemmeno in questa sede, votando contraria a un documento in sostegno dell’ospedale Micone”. Una prima risposta arriva a livello pratico: primo soccorso aperto dodici ore invece di ventiquattro, brutto segnale.

Alberto Bruzzone

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