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Attualità | 14 aprile 2021, 15:24

Torna il commissario Canepa nel nuovo romanzo di Marco Di Tillo

Per la prima volta il protagonista si trova a risolvere un caso fuori Genova, intanto piace l’idea di provare a realizzare una serie per il piccolo schermo: l’autore lancia come interprete Luca Bizzarri che si è già detto disponibile

Torna il commissario Canepa nel nuovo romanzo di Marco Di Tillo

Marco Di Tillo torna in libreria con un’altra indagine per il commissario genovese Marco Canepa che in questo terzo romanzo si muove su un terreno non suo, tra leggende, profezie, streghe e soprattutto, per la prima volta, dovrà risolvere un caso lontano da Genova.

Dopo ‘Tutte le strade portano a Genova’ e ‘Omicidio all’Acquario di Genova’ Di Tillo con ‘Come lupi nella neve’ (Fratelli Frilli Editori) torna a tratteggiare un altro noir intriso d’umanità: “Quando scrivo ho voglia di raccontare l’uomo, sono laureato in psicologia e questo ha probabilmente inciso nel delineare i personaggi; credo che l’esistenza umana, le scelte che si fanno, nascano nelle nostre teste e se non si entra nella testa degli altri, non si tira fuori nulla e il commissario Canepa nelle sue indagini fa proprio questo” dice l’autore che ama sempre affrontare nuove sfide e la prossima è quella di realizzare una serie televisiva sul commissario Marco Canepa e come interprete ha pensato a Luca Bizzarri: “Ho messo un post su facebook lanciando questa proposta e poco dopo ha risposto scrivendo d’essere disponibile, so che il mio editore gli ha mandato un messaggio, ma ancora non abbiamo avuto una risposta ufficiale. Secondo me Bizzarri sarebbe l’attore ideale per interpretare il commissario Canepa, a mio avviso ha quel senso dell’ironia, quell’umanità e quella malinconia che sono le stesse caratteristiche che contraddistinguono il protagonista dei miei noir, che fra l’altro ha un vice, che potrebbe essere anche interpretato da Paolo Kessisoglu nel caso si volesse ricomporre la coppia. È un momento ottimo per le serie tv, oggi con la pay tv si sono moltiplicate le possibilità e s’è allargata la possibilità di produzione. Se Bizzarri fosse disponibile si potrebbe cercare insieme di confezionare la serie” dice l’autore lanciando un appello all’attore e presidente di Palazzo Ducale.

Tornando al romanzo questa volta è completamente ambientato fuori Genova, ad Agnone, un paesino in provincia d’Isernia in Molise. Canepa si prende una settimana di ferie per andare in vacanza, insieme al suo amico Giuseppe, in quello che è conosciuto come il Paese delle Campane (“Qui si producono le campane delle chiese italiane, le più belle del mondo, hanno anche il marchio papale” dice l’autore). Un luogo che per la sua posizione, piuttosto isolata, si presta ad essere lo sfondo ideale di un noir: “In questo paese sperduto, difficile da raggiungere, capita spesso che se nevica si possa rimanere tagliati fuori dal mondo ed è quello che succede a Canepa, quando una tormenta di neve blocca ogni collegamento e fa saltare la corrente elettrica e il paese viene illuminato solo dalla luce fioca delle candele”.

In questo scenario dai toni scuri, nella chiesa del paese, i carabinieri trovano un uomo morto ammazzato ed è a questo punto che il commissario deve dismettere i panni di amico in vacanza e tornare ad indossare quelli di commissario: “I carabinieri locali sono impauriti ed increduli, il paese era sempre tranquillo e così, scoperto che Canepa è ispettore della squadra omicidi a Genova, gli chiedono di collaborare per risolvere l’enigma”. Un omicidio che farà da sfondo ad una trama che racconta storie, personaggi e vite, ma anche tradizioni come quella della ‘ndocciata: “Una festa che si svolge la notte dell’8 e del 24 dicembre ad Agnone, quando gli abitanti, vestiti da pastori d’epoca, scendono dalla collina portando sulle spalle grossi fasci di legna a cui viene dato fuoco e che poi vengono bruciati in un grosso falò nella piazza centrale del paese. Quando nevica vedi queste fiamme che si spostano tra le nevi ed è una scena molto suggestiva” descrive l’autore che conosce molto bene Agnone dov’è andato spesso per trovare il suo amico Giuseppe, lo stesso Giuseppe che ha portato il commissario fuori da Genova: "Nel romanzo mi sono ispirato proprio a lui, ma anche ad altre persone che ho incontrato mentre ero ad Agnone” rivela l’autore che ha deciso di far muovere Canepa fuori dai confini di Genova.

Una città che Di Tillo ha scelto come sfondo dei suoi libri nonostante le sue origini romane: “L’ispettore romano già ce l’avevo, è stato un mettermi alla prova: è facile scrivere della propria città, lo è meno scrivere di una città che non è la tua; sono stato tante volte a Genova e l’ho sempre considerata una location da cinema e da romanzo” dice Di Tillo spiegando le motivazioni dietro una scelta e che ad ogni pagina vuole portare il lettore “nel privato delle persone cercando di capire cosa pensano e cosa provano: quando scrivo un romanzo il desiderio è che poi quasi ci si dimentichi dell’intreccio poliziesco ma ci s’innamori dei personaggi perdendosi nelle loro storie private”.

Rosangela Urso

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