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Attualità | 22 novembre 2021, 17:34

L’ingresso alla Cella di don Matteo Firpo tra i suoi nuovi fedeli di Sampierdarena e quelli della parrocchia di Struppa

Cerimonia emozionante durante la quale don Matteo ha invitato a portare il Vangelo a tutti e dice: “Sampierdarena è molto meglio di come me l’avevano descritta, ci si vive bene”. Monsignor Calabrese: “Il parroco ama la sua gente”

L’ingresso alla Cella di don Matteo Firpo tra i suoi nuovi fedeli di Sampierdarena e quelli della parrocchia di Struppa

È stata una cerimonia ricca di emozioni con circa 250 fedeli presenti alla chiesa di Santa Maria della Cella e di San Martino in via Giovanetti a Sampierdarena quella che ha visto l’ingresso del nuovo parroco, don Matteo Firpo, che subentra al compianto monsignor Carlo Canepa, storica figura di Genova. Compito dunque non facile quello di don Firpo, con eredità pesante ma che il sacerdote, ex parroco di San Siro di Struppa, saprà onorare degnamente. Lo prova il grande affetto di cui è stato circondato dai suoi nuovi parrocchiani ma anche dalla folta presenza di abitanti di Struppa, suo popolo di fedeli fino a poco tempo fa.

“Ringrazio il vescovo per questa nuova famiglia che mi ha dato” ha esordito il sacerdote che ha poi rivolto analoghe parole di ringraziamento per l’accoglienza che la gente di Sampierdarena gli ha riservato: “Anche se sono qui da pochi mesi - ha detto - mi sembra di esserci da anni. Merito non mio ma della fede in quanto sarebbe stato accolto chiunque mandato dal vescovo e dal Signore come parroco. E ringrazio i miei collaboratori in questa chiesa che mi hanno aiutato ad ambientarmi, come ringrazio la tanta gente di Struppa che ha voluto essere presente; un grande segno di amicizia”.

E indicando quale sarà il cammino futuro, don Firpo ha sottolineato che non deve essere una giornata di festa per lui, ma piuttosto per tutta la parrocchia: “Inizia un’epoca nuova - ha affermato - come dice il Papa. Questo non è il solito momento di passaggio come avvenuto in questi ultimi decenni; qua dobbiamo agire per i prossimi dieci anni, quando non sappiamo come andranno le cose. Non spaventiamoci, portiamo il Vangelo a tutti e non pensiamo soltanto al nostro orticello”. E su Sampierdarena il neo parroco della Cella ha speso parole di speranza e ottimismo: “Ho trovato un bel quartiere, vivibile, molto meglio di quanto me l'avevano descritta. Non è un quartiere dormitorio. C’è commercio, c’è vita. Certo, molto trasformata. Ci sono molti stranieri che partecipano attivamente alla vita della zona. Ce ne sono anche con problemi. Si affacciano alla mia chiesa persone talvolta disperate e delle più svariate etnie”.

A presentare il nuovo parroco per la Curia di Genova c’era una nobile figura di pastore di anime: Gian Franco Calabrese, già responsabile nel passato del catechismo a Genova, sacerdote e giornalista, ora vicario episcopale e stretto collaboratore di monsignor Marco Tasca, arcivescovo all’ombra della Lanterna. Calabrese ha preso spunto dal Vangelo del giorno di San Giovanni e l’incontro tra Gesù e Pilato: “Il parroco - ha detto il monsignore - deve amare la sua gente, incontrarla; la gente, a sua volta, deve volere bene al parroco. Il concetto di incontro è essenziale. Gesù ha incontrato tutti, anche chi lo ha tradito”.

Dino Frambati

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