Non entra nel merito delle singole arringhe difensive, ma prende una posizione netta sul clima che si sta respirando in aula Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo Vittime del Ponte Morandi, intervenendo a margine del processo sul crollo del viadotto. Un intervento che richiama al rispetto del lavoro svolto dalla magistratura e alla necessità di arrivare alla sentenza finale senza ulteriori forzature.
“Il nostro punto di vista è stato esplicitato brillantemente dai nostri avvocati durante l’arringa dell’avvocato Raffaele Caruso”, sottolinea Possetti, ricordando come, nonostante il dolore e la difficoltà umana, le famiglie abbiano scelto consapevolmente di mantenere un atteggiamento di compostezza durante tutto l’iter processuale. Un equilibrio, quello richiamato da alcuni difensori parlando di “clima corretto”, che secondo il Comitato dovrà essere confermato fino alla fine del processo.
Sul piano tecnico, però, la posizione è chiara e non lascia spazio a interpretazioni. Possetti ribadisce come la verità sia già emersa “in modo cristallino” grazie alla relazione dell’ingegner Paolo Rugarli, consulente di parte delle famiglie Bellasio e Possetti, alle perizie dei consulenti del tribunale e al lavoro dei tecnici della Procura. “Un discorso che può considerarsi chiuso, terminato, limpido”, afferma, respingendo i tentativi di alcuni difensori di spostare l’attenzione su presunti difetti costruttivi per evitare la condanna degli imputati.
A preoccupare maggiormente il Comitato è però l’attacco diretto all’impianto accusatorio: “In aula assistiamo a una rappresentazione inaccettabile, come se i pm avessero messo insieme ingredienti a caso in un pentolone per costruire l’accusa”, osserva Possetti, definendo queste ricostruzioni una grave mancanza di rispetto. Al contrario, il lavoro della magistratura viene rivendicato come serio, approfondito e apprezzato proprio per la sua solidità: “Grazie all’impegno degli inquirenti e della Procura ha visto la luce un atto d’accusa consistente e fondato nel merito”.
Da qui l’appello finale: evitare che il processo diventi terreno per insinuare dubbi sull’accuratezza dei magistrati. “Non è ammissibile - conclude Possetti -. I giudici avranno l’ultima parola, come è giusto che sia, ma sarebbe fondamentale che possano operare davvero in un clima sereno, nonostante tutto”.














