Basta varcare la soglia dell’Hotel Bristol Palace di via XX Settembre e alzare gli occhi per rimanere a bocca aperta: lo spazio si svuota al centro, avvitandosi verso l’alto in un movimento prospettico sinuoso.
Sospesa, se ne sta la scalinata ellittica, capolavoro Liberty tra i più scenografici della città.
Disegnata dall’architetto Dario Carbone e realizzata nel 1905, la scala è il fulcro di tutto l’edifico collegandone i sei piani.
Una spirale continua in marmo bianco di Carrara, larga alla base e via via sempre più stretta, che illude dell’ascesa vertiginosa alleggerendone la materia.
I gradini, bassi e ampi, sembrano pensati per l’incedere elegante mentre le ringhiere in ferro battuto sono impreziosite da un ‘ricamo’ floreale: volute, foglie, linee morbide che seguono il movimento della scala. Attorno, stucchi, dorature, lampadari, vetrate: tutto riflette la luce sul bianco lucidissimo, amplificando l’effetto.
L’impressione che si ha quella di trovarsi in in grande transatlantico, un gioco voluto per collegare Genova al suo porto e ai viaggi oltre Oceano, facendo del Bristol il luogo internazionale per eccellenza.
Quando nasce, il Bristol Palace è un tassello della Genova Liberty che sta ridisegnando via XX Settembre facendone un monumentale arricchito di caffè, teatri e portici.
Lo scalone che lo impreziosisce diventa così il luogo simbolo dell’hotel.
Qui si scendeva per i banchetti, si saliva verso le camere dopo le feste, si incrociavano diplomatici, artisti, aristocratici, viaggiatori di passaggio tra una nave e l’altra.
Ma, come spesso Genova ci ha abituati, per ogni suo elemento esistono leggende, meraviglie e racconti.
A calpestarne il marmo sono passati poeti, attori e teste coronate. Si dice che Gabriele D’Annunzio declamasse versi tra un piano e l’altro, magari mentre attendeva di pronunciare l’orazione all’inaugurazione del monumento di Quarto dei Mille. C’è chi racconta della presenza di Luigi Pirandello, di Carla Fracci e di Rudolf Nureyev negli anni Settanta, impegnati in un Gala di danza. C’è anche chi ricorda quando Wehrmacht la usò come quartier generale in WWII, poi CLNAI post-Liberazione.
Ma più di tutti, lo scalone del Bristol si lega a un nome del cinema tra i più importanti, quello di Alfred Hitchcock.
Si racconta che il regista, ospitato al Bristol, nel vedere lo scalone rimase folgorato dalla spirale. Questa sarebbe l’ispirazione per la celebre vertigine visiva di Vertigo, in Italia La donna che visse due volte. L’effetto ipnotico della salita, il vuoto centrale, la sensazione di caduta verso l’alto: tutto sembra arrivare da qui.
Oggi il Bristol Palace è un cinque stelle, ma la sua scala è ormai qualcosa di più di un elemento architettonico. È un’icona cittadina, un set fotografico naturale, una meraviglia che vive in pieno centro ma conserva un’aura di mistero.


















