Non uno “spettacolo sulla malattia”, ma un viaggio dentro il corpo, l’identità, la seduzione e l’idea stessa di bellezza. Federica Ruggero debutta in prima nazionale al Teatro della Tosse con “Col seno di poi” (6 febbraio ore 21.30, 7 febbraio ore 19.30), monologo di stand up scritto e interpretato dall’attrice genovese, con la regia di Marco Taddei, nato dopo la diagnosi di tumore al seno ricevuta nel 2020.
Il punto di partenza è personale, ma l’orizzonte è collettivo.
“Lo spettacolo nasce per fare ordine in un momento molto importante della mia vita, quello legato al post tumore”, spiega Ruggero. “Un tumore non è mai un evento che nasce e finisce, c’è sempre un prima e un dopo. E soprattutto non volevo che diventasse uno spettacolo oncologico, con l’idea che il pubblico pensi di andare a vedere qualcosa di pesante”,
La frattura è prima di tutto nel rapporto con il corpo. “Il tumore mi ha sconvolta soprattutto sul piano del rapporto con il mio corpo. Da lì si è aperto il filtro attraverso cui raccontare tutta la storia. Lo spettacolo accompagna il pubblico a chiedersi che cosa significhi oggi essere belli”.
Perché la bellezza, nel suo percorso, è stata a lungo una chiave. “A 18 anni voglio essere bella, voglio piacere. La bellezza è un ponte per essere accolta, per stare al centro dell’attenzione”. Poi arriva il teatro, che scardina quei parametri: “Un’estetica legata alla libertà, all’espressione, alla vitalità”,
La svolta arriva a 39 anni. “Mi sentivo una donna fatta e finita e in quel momento succedono due cose: incontro l’uomo che amo e mi viene diagnosticato un tumore. Ci conoscevamo da un mese. Gli dico che non ha senso continuare e lui mi risponde: ‘Io sono innamorato di te e questo viaggio lo facciamo insieme’”.
Terapie pesanti, chemioterapia, mastectomia, il corpo che cambia proprio mentre nasce una relazione. “Il mio corpo esteriore si sgretola e questo entra in conflitto con il momento più bello di una storia d’amore. Ma dentro questo nuovo schema scopro qualcosa che mi porta a una consapevolezza diversa su me stessa, sull’amore e sul benessere”.
Il tono, però, non è drammatico. “È impostata come una stand up. Vogliamo accompagnare le persone con il sorriso, con l’emozione. Si ride e nello stesso tempo si pensa”.
L’ironia attraversa anche l’esperienza ospedaliera: “C’è un momento in cui il chirurgo mi manda a casa dicendo: ‘Che tette vuoi?’. Il finale è proprio questa domanda al pubblico: come si sceglie la misura delle tette? Cosa rappresenta questo seno? La seduzione, il riscatto, la voglia di tornare come prima?”.
Dentro c’è anche una riflessione sul “piacere agli altri”. “La bellezza è uno strumento, ma tutti vogliamo piacere. Se non sei bello cosa fai? Il simpatico. L’intelligente. Ognuno costruisce la sua tecnica di seduzione”. Ma Ruggero rovescia il luogo comune: “La bellezza è un privilegio, ma a volte anche una gabbia. Se sei carina, spesso non ti prendono sul serio”.
Determinante il lavoro con il regista, Marco Taddei. “È stata una costruzione intensa. In un racconto di vita al femminile ho scelto un uomo alla regia”, racconta. “Ci siamo chiesti a lungo cosa volevamo che le persone si portassero a casa”. Anche il titolo nasce da questo confronto: “All’inizio era Il peso delle tette, poi ci sembrava portasse verso qualcosa di superficiale. Col seno di poi racconta meglio una storia vista oggi, con consapevolezza”.
Lo spettacolo vede la presenza dell’associazione Amiche per la Pelle, incontrata dall’attrice durante le cure. “Mi hanno aiutata tantissimo. Il desiderio è che questo spettacolo diventi anche un progetto di sensibilizzazione sociale”, spiega, immaginando eventi in cui il teatro si intrecci con il sostegno concreto alle donne in terapia.
Ruggero aveva appena lasciato Genova e le cure stavano avendo ripercussioni in ogni ambito della sua vita. “Avevo difficoltà anche nei rapporti sessuali. Questo rendeva il momento molto doloroso anche dal punto di vista della coppia. Mi hanno consigliato di rivolgermi a loro per avere un supporto e il loro aiuto è stato veramente preziosissimo”.
Da li, non si sono più lasciate: “Quando è nata l’idea dello spettacolo, il mio desiderio era quello di dargli una doppia declinazione. Da una parte il cartellone teatrale, dall’altra il far diventare questo spettacolo un progetto di sensibilizzazione sociale. Creiamo un evento in cui le aziende del territorio e le associazioni collaborano insieme. Sono loro a diventare sponsor dello spettacolo facendo si che il ricavato possa essere devoluto a un’associazione del territorio”.
L’esperienza di ottobre, mese della prevenzione, ha permesso di sperimentare la formula con risultati importanti e un contributo prezioso all’associazione.
Per Ruggero è anche un ritorno a Genova, ma soprattutto un passaggio simbolico. “Ho costruito per anni un’identità anche attraverso l’immagine. La malattia ha messo tutto in discussione: il corpo, il modo di essere guardata, la paura di perdere l’uomo che amo, la paura di perdere la mia vita. Questo spettacolo nasce dal bisogno di attraversare questa fragilità con leggerezza e ironia”.














