Chiusi definitivamente per questa sessione invernale i cordoni delle borse del calciomercato, momento da sempre atteso col fiato sospeso per il popolo rossoblù, dal quartier generale di Pegli in casa Genoa ci si torna a buttare a capofitto sul campionato e su quella che sarà la prossima complicatissima sfida casalinga di sabato, quella col Napoli.
A fare il punto, come di consueto all'antivigilia del match, è stato mister Daniele De Rossi, tra la soddisfazione per una rosa rimasta intatta nei suoi elementi chiave e l'inserimento di nuovi innesti scelti meticolosamente ed un Ferraris tornato a essere un fattore di vantaggio.
«Al di là di non aver perso nessuno dei “big” e di aver messo dentro giocatori di qualità e caratteristiche che secondo me mancavano e che avevo richiesto, sono soddisfatto e l'ho detto anche ai ragazzi - ha esordito, sul tema, il tecnico -. Abbiamo avuto due o tre giorni di lavoro molto intenso, quelli subito dopo la fine del mercato che di solito ti dicono che atmosfera ci sarà poi. Il gruppo era ben unito e amalgamato, ci serve sia come una famiglia, e ho visto tutti concentrati. Chi è partito aveva detto di voler andare via, tranne Morten (Thorsby, ndr). Non era pianificato, ma quando un uomo, ancor prima che un giocatore, come lui chiede più minutaggio va ascoltato, ci tiene a non perdere il Mondiale».
Al posto del norvegese, almeno numericamente, è invece arrivato Amorim. Sul brasiliano, acquisto più oneroso della sessione, sono ottime le impressioni avute fin qui non solo dal direttore Lopez (volato personalmente in Portogallo per convincerlo a trasferirsi in rossoblù) ma anche dal mister, che ha colto l'occasione per parlare anche del tema ormai annoso nei discorsi sul Grifone della carenza di un regista: «Si sta ambientando, ha grande qualità e l'ha messa subito in mostra anche se deve imparare la lingua e i tatticismi del calcio italiano. L'abbiamo preso per fare il play, ne cercavamo uno con quelle caratteristiche. Abbiamo giocatori che possono giocare davanti alla difesa, chi con dinamismo e capacità di recuperare i palloni come Frendrup e Masini, e chi come Malinovskyi gioca più sul lungo e comunque sta trasformandosi in un centrocampista totale. Avevamo bisogno però di chi sa giostrare la palla e far girare la squadra, da destra a sinistra, dalla difesa all'attacco. Si sta inserendo bene, mi sembra abbastanza sveglio ma non dobbiamo mettergli pressione. E' un ruolo che può fare anche Onana, è un giocatore più fisico e credo lo utilizzerò di più di quanto fatto finora».
Chissà che non possa essere lui la “sorpresa” attesa dai tifosi dopo le parole del presidente Sucu. D'ora in poi comunque sarà solo il campo a parlare, e allora il focus è tutto sulla sfida di sabato pomeriggio contro i campioni d'Italia uscenti: «Quando sono al completo sono una delle due squadre più forti del campionato, allenata dall'allenatore forse più vincente degli ultimi anni nel calcio italiano e non solo, uno molto tosto che ti tratta da giocatore forte e ti spinge fino al limite spiegandoti sempre il perché delle situazioni e di ciò che ti chiede. Forse gli infortuni gli tolgono qualcosa nella profondità della rosa ma a vedere l'undici comunque titolare sono una squadra pazzesca. Sarà una partita difficile, dobbiamo farci trovare pronti e non sorpresi, sappiamo che sono più forti di noi. Se ci mettiamo grande energia, voglia e attenzione dentro al nostro fortino però tutto può succedere».
Sembra infatti non essere più quel tabù di qualche mese fa il “Ferraris”: «Aver portato intensità e unione coi tifosi ci fa partire col piede giusto – ha continuato De Rossi – Magari ci porteremo ancora dietro l'energia di quell'esultanza col Bologna, ed è un bene soprattutto dentro uno stadio che il tifo ce lo dà sempre. Sarà bello vivere queste serate, abbiamo bisogno di punti sia in casa che in trasferta e abbiamo bisogno di sentirci a casa. Finora non possiamo dire di non esserci sentiti supportati nemmeno un minuto. Purtroppo in trasferta non so quando torneremo ad avere i tifosi, speriamo che finisca presto questa storia».
Non poteva infine mancare, dopo le ultime due settimane di polemiche variegate, un accenno alla vicenda Var e rigore di Martin. Anche su questo il tecnico ha predicato lucidità: «Forse abbiamo esagerato nelle proteste, alla fine ho mandato via tutti quelli che protestavano con l'arbitro ma io non ce l'avevo con lui, semmai con la piega che sta prendendo il regolamento. Un arbitro ha preso la decisione di confermare la non punibilità, la sensazione è che sia stato un po’ tirato per la giacchetta a prenderne un'altra dal Var. E’ giusto che l’arbitro venga chiamato, ma non dev'essere una sostituzione all'arbitro, semmai uno strumento. In panchina abbiamo i tablet, vediamo tutto, e quel primo rigore ci ha fatto perdere la calma: mi dispiace e non succederà più».














