Ottantacinque anni fa, il 9 febbraio 1941, Genova si svegliò sotto il fragore dei cannoni della Royal Navy. Il bombardamento navale britannico, ricordato con il nome di Operazione Grog, fu rapido ma devastante: il bilancio fu 144 civili uccisi, oltre 270 feriti e centinaia di edifici distrutti o gravemente danneggiati.
Migliaia di genovesi rimasero senza casa. Tra i colpi più simbolici, quello che perforò la Cattedrale di San Lorenzo: un proiettile di grosso calibro penetrò nella navata senza esplodere. È ancora oggi conservato all’interno del Duomo come testimonianza di quella giornata. Furono colpiti anche l’Ospedale Galliera, Palazzo Ducale e numerose abitazioni private. Solo per un errore di mira venne risparmiata la corazzata italiana Caio Duilio, ormeggiata in porto.
L’operazione venne condotta dalla Force H, la squadra navale britannica salpata da Gibilterra sotto il comando dell’ammiraglio James Somerville. Ne facevano parte la corazzata HMS Malaya, l’incrociatore da battaglia HMS Renown, l’incrociatore leggero HMS Sheffield, la portaerei HMS Ark Royal e diversi cacciatorpediniere di scorta. L’obiettivo non era soltanto militare: Londra intendeva colpire il morale del regime fascista e inviare un messaggio politico chiaro, soprattutto alla Spagna di Francisco Franco, osservatrice interessata ma ancora incerta sull’eventuale ingresso in guerra al fianco dell’Asse.
Approfittando delle falle nella vigilanza italiana, la flotta britannica riuscì a raggiungere indisturbata il largo di Genova. Nonostante l’avvistamento di ricognitori nemici, le difese si rivelarono impreparate. Alle 8.14 del mattino Somerville diede l’ordine di aprire il fuoco: per circa mezz’ora, da una distanza di oltre 19 chilometri, le artiglierie navali britanniche bersagliarono il porto e la città con potenti proiettili da 381 millimetri. Il tiro veniva corretto dagli idrovolanti decollati dalla Ark Royal.
Gli obiettivi dichiarati erano le infrastrutture portuali, i cantieri navali e le installazioni industriali, in particolare l’area Ansaldo. Ma l’imprecisione delle armi a lunga gittata e la conformazione urbana fecero sì che molti colpi cadessero nel cuore della città, colpendo edifici civili e quartieri residenziali. La risposta delle batterie costiere italiane fu debole e disorganizzata; anche il tentativo di reazione della Regia Marina fallì a causa di problemi di coordinamento. Le navi britanniche poterono così ritirarsi senza subire danni.
Il bombardamento navale fu accompagnato anche da azioni aeree: gli aerei imbarcati sulla Ark Royal attaccarono obiettivi a Pisa e Livorno e posero mine in prossimità di La Spezia. Nel porto di Genova vennero danneggiate o affondate diverse navi mercantili, aggravando ulteriormente il colpo inferto all’economia cittadina.
Dal punto di vista politico e militare, l’Operazione Grog rappresentò una grave umiliazione per il regime fascista, mostrando la vulnerabilità delle coste italiane e l’inadeguatezza delle difese. L’azione contribuì anche a raffreddare le ambizioni interventiste della Spagna franchista e segnò l’inizio di una fase ancora più dura per Genova, che negli anni successivi sarebbe diventata uno dei principali bersagli dei bombardamenti alleati, soprattutto aerei.















